Luigi Sansone in Attilio Alfieri, catalogo personale Galleria Solaria Arte, Piacenza 2007
Affilio Alfieri: artista precursore
Questa mostra dedicata ad Attilio Alfieri (Loreto l904 - Milano 1992) contribuisce a farci riscoprire, in un artista poco noto al grande pubblico, intuizioni, tendenze, innovazioni proprie dell'arte astratta e informale a cui egli ha dato vita con notevole anticipo.
Già nel 1935 il noto critico e studioso Edoardo Persico, amico ed estimatore dell'opera di Alfieri, in una sua testimonianza sull'artista scriveva: " E' certamente da annoverarlo tra i più significativi pittori d'avanguardia, anticipatore di quella rottura ideologica-formale del '900. Il meno infarcito di problemi estetici e tricomie". (1)
Alfieri ha il merito infatti di aver sperimentato nei suoi lavori l'uso di nuovi materiali e tecniche che gli hanno permesso di creare composizioni originali che ancora oggi, a distanze di decenni dalla loro realizzazione, sorprendono per freschezza e attualità.
In mostra troviamo diversi fotocollage su carta costituiti da insolite composizioni monocrome astratto geometriche, realizzate nella prima metà degli anni Trenta con una tecnica allora d'avanguardia, in cui elaborava o sovrapponeva alla fotografia del disegno pellicole fotografiche: ne sono un esempio Composizione, 1933; la serie di Progressiva, 1933, e quella di Sequenze sovrapposte, 1933; Proiezione, 1934, e gli originali innovativi ritratti dell'aeropittore futurista Cesare Andreoni, eseguiti nel 1931. Alcuni fotocollage o "trasparenti fotografici", come li definisce lo stesso Alfieri, sono stati impreziositi con ritocchi a tempera sulla foto o sulla pellicola.
Questi lavori sono da considerarsi delle anticipazioni, dei veri incunaboli dell'Arte Cinetica che si svilupperà negli anni '50. In queste sue opere egli sembra voler cogliere e rivelare la segreta struttura perfettamente e razionalmente matematica che sta alla base della materia.
Sono presenti in mostra anche interessanti chine su carta come Schizzo, 1930, Schizzo, 1931, Geroglifico, 1933-39; Personaggio filiforme, 1957, e tecniche miste su tela come Fondale, 1934; Fondale per Fiera di Milano '33, 1932, e Bozzetto Parete Terragni Triennale 33,1933, che anticipano la pittura degli espressionisti astratti americani e quella gestuale del francese George Mathieu, dei tedeschi Hans Hartung e Wols, e in Italia le composizioni spiraliche di Roberto Crippa e quelle segniche di Emilio Vedova.
Le seguenti dichiarazioni di Alfieri "a differenza di altri pittori io non ho avuto e non ho dei "periodi" ma degli stati d'animo" (2), e "sono cosciente invece del merito di aver captato per primo delle motivazioni universali alitanti alla mia affinità, al mio nucleo temperamentale: ciò che gli allineati nei "gruppi" non colsero", (3) ci fanno comprendere meglio come egli potesse operare contemporaneamente sia nel campo dell'astrazione totale che nella rappresentazione effettiva del reale. Alfieri è sempre stato uno spirito libero, anticonformista, non condizionato dalle correnti artistiche, da galleristi o dai collezionisti e ciò gli ha permesso di passare dalle composizioni astratto geometriche, vicine alle esperienze degli astrattisti della Galleria del Milione (Licini, Magnelli, Melotti, Radice, Rho, Soldati), agli innovativi pannelli collage pubblicitari di sapore surrealista per le varie edizioni della Fiera dl Milano, ai ritratti e nature morte dei primi anni '30 che preannunciano il movimento di "Corrente".
Durante gli anni '30 nella personalità di Alfieri sembra essersi creata apparentemente una dicotomia: la parte razionale lo spinge a creare opere figurative e astratto geometrico che contrastano con le complesse composizioni "filiformi" che scaturiscono dall'irrazionale, in cui fitti intrecci di segni formano inestricabili grovigli o griglie (i suoi stati d'animo) come in I miei nervi sempre tra i piedi, 1919, Il nido (Schizzo), 1920, Monotipo, 1930, Entro la gabbia dell'inconscio, 1933, Autoritratto, 1940, Rosso-Verde, 1939, Astrazione, 1940, Informale, 1945; in queste ultime tre opere i colori si intersecano come fluide linfe animate e pensanti che nella bellezza delle loro tonalità richiamano la trasparenza delle antiche vetrate.
Questa dicotomia si ricompone negli artistici e fantasiosi cartelloni pubblicitari per le fiere che Alfieri produce tra il 1932 e il 1952: Pannello Colgate, 1932, Cosmografico (Visione cosmica), 1932, Pannello XI Fiera di Milano, 1933, Triennale d'Oltremare Napoli, 1940, in cui combina varie tecniche e materiali (ready-made e illustrazioni ritagliate e scritte), elementi astratti e figurativi, dando vita ad insolite e colorate creazioni dada-surreali che anticipano le tridimensionali "vetrine" enigmatiche di Joseph Cornell e le opere degli artisti Pop.
Dalla tragica esperienza della seconda guerra mondiale nascono le opere come Distruzione (Case in demolizione), 1941, Un aspetto di Milano bombardata, 1943, Macerie, 1943, Lo studio distrutto (Distruzione) e Ambiente strano come me, 1947, che servono all'artista come punto di partenza per ampliare la sua ricerca che si sviluppa negli anni '50 - '80 all'insegna della corrente artistica del "naturalismo lombardo".
¬Alcuni anni fa Marcello Venturoli parlando della "irrequietezza di sperimentatore" di Alfieri e della sua vicinanza ai "naturalisti astratti" scriveva: "se mai lo storico dell'arte di domani dovrà riaccostare le opere di Alfieri ai loro gruppi di appartenenza, far cominciare ad esempio l'officina di "Corrente" dal 1933, quando già Alfieri aveva eseguito numerosi dei suoi ritratti, o, anche, mostrare come il momento astratto in Italia dopo la liberazione non sia soltanto quello del post cubismo del Fronte Nuovo delle Arti e, tanto meno, quello del venturiano astratto-concreto, ma quello pre-informale, scaturito dai turgori espressionisti di Alfieri, che arrivò con le sue nature morte di oggetti e di frutti marci, di paesaggi esasperati in cupe frane materiche, ben dentro il gruppo (senza mai farne parte e senza mai essere neppure conosciuto dal suo maggiore esegeta) dei naturalisti astratti bolognesi.
Negli anni immediatamente successivi la seconda guerra mondiale molti artisti italiani alla ricerca di un aggiornamento culturale guardarono alla Francia, alla pittura di Braque, Cézanne, Matisse, Lèger, ma soprattutto a Picasso che per la nuova generazione rappresentava la libertà, la forza creativa, la fantasia più vivace, dopo gli anni "Novecento" e dei "richiami all'ordine". L'opera di Picasso, soprattutto il famoso dipinto "Guernica" che era il simbolo della denuncia degli orrori e delle atrocità della guerra, fu analizzata, sviscerata e talvolta malamente imitata da una schiera di artisti desiderosi di conoscere e sperimentare. Alfieri rimase immune da quel clima post cubista, infatti la sua ricerca era già da tempo indirizzata verso l'informale, inoltre a causa degli eventi bellici il suo studio fu distrutto ed egli riprese a dipingere solamente agli inizi degli anni '50 con opere espressioniste astratto materiche come Tavolozza II, La Sicilia, Forme sospese, tutte datate 1953, che non si discostano per stile e per la pastosità del colore da quelle che egli eseguì durante gli anni di guerra: Corriere II, 1941, Foglie alate, l942, Astrazione, 1943, Africa, 1944.
Le circa 40 opere in mostra comprendenti tecniche miste su tela, chine, tempere e fotocollage, datate tra il 1929 e il 1957, rappresentano con grande interesse il periodo più fecondo e creativo di Attilio Alfieri.
Note
(1). M. Venturoli, Affilio Alfieri, nota introduttiva di G. Marchiori. Edizioni Galleria Cortina, Milano..., p. 143
(2). Ibidem, p. 149
(3). lbidem, p. 8
(4). lbidem, p. 19