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Edoardo Persico lettera ad Alfieri, Milano, 13 giugno 1933

Mio dolce e acerbo Alfieri, ti ringrazio anche a nome degli illustri architetti Pagano, Terragni, Giolli e Prampolini, per averci dedicato alla prima "Triennale" delle arti decorative, i tuoi cinque saggi affettivi come tu li definisci, in omaggio simbolico al mio "bianco-nero". Sono pur scorrevolissimi in un corridoio di quel... palazzo dell'arte. Ti ho accontentato di esporli, fuori catalogo, come tu desideravi. Tale tuo gesto è la testimonianza solidale verso la mia prima battaglia che ho vinto, anche con la tua preziosa collaborazione: generosa prestazione un po' a tutti, particolarmente al nostro Del Bon, per l'affresco eseguito nella gentile villa per gli artisti progettata dai giovani e bravi architetti Figini e Pollini. Consideri questi tuoi saggi una pochezza rispetto ai "grandi affreschi" celebrativi dei pretoriani del '900 ai quali tu desti consigli tecnici; lo dici forse, per non smentire la tua nota modestia? Come sia il tuo giudizio, poiché l'artista ha il diritto di autogiudicare, ti assicuro che sono stati accessibili di considerazioni oltre che dagli architetti, da coloro che ti stimano: Prampolini, Fontana, Soldati ed altri: meno dai neo "parrucconi dell'Arcadia". Mentre io, pur apprezzandone i vari mezzi espressivi, vagamente articolate le strutture archetipo in quei "cinque saggi", ne sono rimasto turbato, perché penso sia frutto della tua incostanza, inquietudine, più che di una convinzione acquisita. Non comprendo come in te possano sussiste due nature che agiscono contemporaneamente per una scambievole alienazione, dopo essersi filtrate con il setaccio-rovello i propri umori e il veleno di questi tempi-apostata! Come non comprendo questi tuoi cinque castissimi saggi, quelle tue Maschere, frutto della tua mente, sposate a quei problemi umani psicologici: così resi in tutt'altro genere della tua arte con profonda convinzione, e in quei ritratti: di giovinette, tuo padre, il portinaio di via Solferino, ambiente strano, paesaggio adriatico, mandolino, fornaci, macinino ed altri! Rifletti, su la tua duplice natura? Sono tredici "pezzi" che abbiamo scelto insieme da esporre alla galleria il Milione con ottime condizioni, e, mia presentazione, nell'autunno 1934, in attesa che tu possa disporre ancora, almeno di una decina di "pezzi". Invece tu, intendi esporli nella primavera prossima al Circolo Filologico! Che debbo dirti caro Alfieri? Capisco il tuo precedente impegno, ma qualche volta, santo cielo! è necessario essere uomini pratici! Non lasciarsi sopraffare dagli scrupoli, dalla timidezza, da quell'isolamento che precluderà la tua strada: devi essere duro verso un certo prossimo, più attivo verso la cultura! Impiegare maggior tempo a preferenza di quel lavoro bruto... hai forse paura di morir di fame? Se così ha deciso la tua coscienza, non certamente la tua mente, sempre in lotta, ti dirò che Il Giornalino dell'arte e la Sera sono indicatissimi per il Filologico-Bonardi. Ma tu, come e in quale misura stia con l'uno e con l'altro, non lo saprei dire! Così pure quei tuoi tredici pezzi, che io sinceramente considero "tredici anticipazioni distinte", in questo marasma "ottonovecentesco" ben personificato da un Ettore Tito, da un Maraini, da un Efisio C. Oppo e da altri accademici. Se, in quei tuoi dipinti proponi dei problemi, uno però è insoluto in rapporto alla nostra Fede: sei tu stesso! condizionato come un Giuda che si tradisce! E ciò avverrà se la Fede di tua madre non ti sosterrà, ti condurrà a quel Gesù autentico che hai abbandonato. Per intrallazzare invece con altri Gesù e con quel Nietzsche "anticristo" che contrasta con tutti i tuoi "Cristi" che ti hanno intossicato passando di conseguenza da un'abiura all'altra, per ricercare il tuo uomo-Cristo! Non è forse identificato nel tuo operare inquietante, e che inquieta anche me? Un giorno scriverò molto di te perché sei l'unico a Milano che mi offra materia scottante; ma lo farò volentieri quando sarai rientrato nell'ovile! Faremo allora tanta festa alla pecorella smarrita! Per ora è la tua vicenda religiosa che mi interessa, faccio un ricatto confessionale. Ma penso che, se tu tornassi a pregare il tuo Gesù "fanciullo" da te così ben definito come pregavi Domenico Savio, rientreresti in te stesso tutto intero e forte opponendo così, al novecentismo il tuo strano naturalismo, moderno. Peccato che il capoccia della tua miracolosa Loreto ti abbia negato il passaporto per il Seminario di Recanati! Quanti torti hai ricevuto! Ma quel vescovo, doveva essere un residuo del Santo Uffizio, perché presentiva già in te un futuro santo mancato: un autentico Savonarola da mettere al rogo per quella tua pessima lingua religiosa! Ti ringrazio della cartolina della Santa Casa con su stampato: "nella casetta ho detto tre Ave Maria per voi", in verità caro Alfieri, tu ne hai più bisogno di me, mentre io lo faccio sovente perché tu ritorni!... Ma ritorniamo alla tua arte, perché "pochezza"? io vedo tutt'altra cosa: propongono tematiche diverse tese verso, non soltanto alle strutture archetipo, ma a ciò che più conta, ai problemi umani psicologici; e che, fortunatamente altri spiriti nuovi come te hanno cercato riproporre come indicazioni urgenti! E che forse fra 10-20 anni al massimo, ciò che tu giudichi pochezza (poiché la mente umana formula concetti e non la storia ma gli schedari di questa, è tarda e sviata) non definisca anche questa tua "pochezza" l'apporto di un nuovo linguaggio estetico? Chi ne sarà poi il "padre"? Scherzi a parte. Nessuno è padre eccetto Dio, che tu, dopo esserti nutrito di tanta romanzata miseria di un Renan e di altri, lo credo almeno, in tutt'altra specie... Non il povero Garrone! Dio lo abbia in gloria anche per l'inestinguibile amarezza in cui mi ha lasciato e che insieme ad altri ingegni viventi, seppure illuminati da Dio, la loro mente è refrattaria, o tarda a riceverne quella luce! Non quella che ha ricevuto il tuo "padre Giacinto", che appresi dietro tuo insistente desiderio leggendo l'Agonia del cristianesimo di De Unamuno. Ora capisco, quanto anche tu stia in quel penoso stato agonico, in quella specie di padre che non riuscì addivenire né il figlio dello spirito, né quello della carne. Stai attento che ciò non accada anche a te, persistendo in codesto tuo stato di incertezza quasi patologica nausea, religiosa-estetica! Mi preoccupa codesto tuo continuo ripensamento religioso ed estetico. Due o tre anni orsono eri un oppositore dogmaticamente acerrimo verso il retorico "Novecento". Oggi che la tua esperienza è riconfermata maggiormente con "questi cinque saggi": eccellente prova con l'avvicinarti alle ideali strutture dello spazio di un Mondrian, inteso come "le strutture stesse della coscienza" (che forse sonnecchiano nel tuo inconscio) e che, a causa di ciò tendi a sostenere quel "Novecento" (in feluca?), in contraddizione poi con la tua arte istintiva, che sgorga dal tuo nucleo emozionale, mi dici che non comprendi più i grandi innovatori d'oltralpe d'oggi e preferisci quella certa pittura che non è entro di te. Consideri Mondrian geometra inventore di "scacchiere". E tu, pertanto, me ne fai omaggio di una, anzi di parecchie, su cui ti confesso, non so quale pedina muovere per iniziare almeno un gioco-discorso singolare personalità. Credimi caro Alfieri, non mi riesce districare la tua voluminosa matassa di uomo e di artista in codesta tua turbinosa e confusa stagione! Ma penso a farlo in avvenire quando mi dimostrerai di riproporre l'elemento religioso-estetico, tramite naturale, di un linguaggio dialetticamente contemporaneo. Per ora rimettiamoci al futuro, senz'altro pieno di imprevisti e saporosi frutti per te, se preserverai intatto il tuo istinto d'artista. Ricordati che l'istinto è anche la matrice movente di idee; e, al filosofo, come afferma il tuo caro Bergson, basta l'idea! Anche quell'idea-gioco dialettico da te definita pittorescamente, può essere assunta elemento lirico in un certo sistema filosofico... Non ho altro caro, che augurarti un meritato riposo dopo tanta sgobbata! Una serena riflessione nella chiesetta della Vergine che, unita alle mie preghiere (e questa lunga scipita scorretta lettera) ne è la misura confusa del mio fervore a salvarti. Tuo Edoardo Persico. P.S. Ritornando a Milano se dovessi fermarti a Pesaro, ricordami il caro Gallucci, digli che dopo tutto... non l'ho con lui? E Cancelli che fa? e quel Bartolini? Per carità, se lo dovessi incontrare nella tua e vostra terra santa, non inimicarmelo più di quanto lo è. Dipingi, dipingi, dipingi come scrivi. Hai fatto bene ad abbandonare l'Accademia, sappi che eccetto alcuni che la reggono, non valgono un? cadauno. Non disperderti!